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Et in Arcadia Ego

di Arkadi Zaides
in residenza a settembre 2026

prova aperta + incontro il 14 settembre ore 18.30

Teatro Biblioteca Quarticciolo

Partendo dal celebre dipinto di Nicolas Poussin (1638), oggi al Louvre, ET IN ARCADIA EGO trasforma la tela in un dispositivo scenico vivo. Se nel quadro quattro figure contemplano un’iscrizione tombale, sul palco quattro artisti interrogano il quadro stesso, riattivandone la tensione tra utopia e morte in un presente segnato da militarizzazione, sorveglianza algoritmica e nuove forme di violenza a distanza.

Arkadi Zaides porta lo sguardo in Cisgiordania e nel Negev, dove la vita pastorale diventa bersaglio della violenza coloniale israeliana, riflettendo sull’assenza della pecora — figura arcadica per eccellenza — nel dipinto di Poussin. Olivier Marboeuf evoca una piantagione di canna da zucchero nei Caraibi francesi, popolata da scheletri carnevaleschi che riaffiorano dalla memoria della schiavitù. Lázara Rosell Albear attraversa le coste cubane, paesaggi apparentemente idilliaci ma segnati da colonizzazione ed estrazione, indagando come queste storie siano iscritte nel corpo attraverso suono e ritmo. A tessere i tre percorsi è il drammaturgo Igor Dobričić, che porta in scena una riproduzione materiale e digitale del dipinto, aprendo un dialogo tra arte, mercato e realtà documentaria.

Il game designer Victor Morales trasforma infine la tomba dipinta in un’interfaccia: la scena si dissolve in un ambiente virtuale navigabile, dove i performer diventano personaggi in un videogioco, specchio delle logiche contemporanee di targeting e controllo remoto.

Coreografia, live music, narrazione e nuove tecnologie fanno del palcoscenico un terreno di allenamento all’attenzione critica, dove i meccanismi della violenza vengono esposti e la responsabilità reintrodotta.


Coreografia e regia: Arkadi Zaides
Drammaturgia: Igor Dobričić
Artisti/interpreti: Igor Dobričić, Olivier Marboeuf, Lázara Rosell Albear, Arkadi Zaides
Visual e sviluppo videogioco: Victor Morales
Direzione tecnica: Etienne Exbrayat
Direzione di scena, video e suono: Stéphane Leclercq
Produzione creativa: Simge Gücük
Amministrazione: Institut des Croisements
Produzione esecutiva: laGeste
Distribuzione internazionale: Johannes Maile / partner in crime
Coproduzione: Agora, cité internationale de la danse (FR), Charleroi Danse (BE), Künstler*innenhaus Mousonturm (DE), La Place de la Danse CDCN Toulouse Occitanie nell’ambito di accueil-studio (FR), STUK (BE), Orbita|Spellbound Centro di Produzione Nazionale per la Danza (IT)
Residenza di ricerca: La Vignette, scène conventionnée, Université Paul-Valéry Montpellier (FR)

Arkadi Zaides è artista associato ad Agora, Cité Internationale de la Danse a Montpellier.
Per questa creazione, Arkadi Zaides è ospitato ad Agora, Cité Internationale de la Danse con il sostegno della Fondation BNP Paribas.
Institut des Croisements è sostenuto dalla DRAC Occitanie e dalla Regione Occitanie.

Arkadi Zaides è coreografo, performer e ricercatore. Nato in Bielorussia, attualmente risiede in Francia. Ha danzato in diverse compagnie in Israele, tra cui la Batsheva Dance Company e la Yasmeen Godder Dance Group, prima di avviare la sua carriera indipendente nel 2004. È laureato con un master presso l’AHK Academy of Theatre and Dance di Amsterdam, ha conseguito un dottorato in Arti (Danza) presso l’Università di Anversa e un dottorato in Arti (Drammaturgia) presso l’Università di Gand, dove è anche professore ospite. Dal 2024 al 2027 è artista associato ad Agora – Cité Internationale de la Danse a Montpellier. Le sue performance e installazioni sono state presentate in Europa, Nord e Sud America e Asia. Ha ricevuto diversi premi, tra cui l’Emile Zola Prize for Performing Arts per l’impegno dimostrato nei confronti dei diritti umani nella sua opera ARCHIVE (2014). Ha co-curato, tra gli altri progetti, Violence of Inscriptions (2015-2018) insieme alla studiosa, curatrice e drammaturga Sandra Noeth. Questa iniziativa ha riunito artisti, pensatori e attivisti per i diritti umani per esplorare il ruolo del corpo nel produrre, mantenere, legittimare, rappresentare ed estetizzare la violenza strutturale.

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